Perché il consenso informato conta anche in veterinaria
Un cane entra per una detartrasi in anestesia, qualcosa va storto e il proprietario dice che nessuno gli aveva spiegato i rischi. In quel momento conta una cosa sola: cosa c'è scritto, e firmato, nella cartella clinica.
Il Codice deontologico dei medici veterinari chiede di informare il cliente sulle condizioni dell'animale, sulle cure proposte, sui rischi e sulle alternative, e di raccogliere il suo consenso prima di procedere. Per le visite di routine basta un consenso dato a voce. Per tutto ciò che comporta un rischio serve un consenso informato scritto, perché è l'unico modo di dimostrare, anni dopo, che l'informazione c'è stata.
Quando serve il consenso scritto
Non esiste un elenco unico valido per tutte le cliniche, ma ci sono situazioni in cui il modulo firmato è la regola:
- anestesia e sedazione, anche per procedure brevi;
- interventi chirurgici, comprese sterilizzazioni e detartrasi;
- procedure invasive come biopsie, endoscopie, drenaggi;
- ricovero, con le regole su visite, aggiornamenti e costi giornalieri;
- terapie con rischi noti, per esempio chemioterapia o farmaci usati fuori dalle indicazioni del foglietto;
- eutanasia e destinazione della salma.
Cosa scrivere nel modulo
Un modulo generico («autorizzo il veterinario a eseguire quanto necessario») protegge poco. Il consenso è valido se il proprietario ha capito a cosa acconsente. Un buon modulo contiene:
- Dati del proprietario e dell'animale: nome, specie, razza, età, microchip.
- La procedura, descritta con parole comprensibili, e il motivo per cui viene proposta.
- I rischi principali, generali e specifici per quell'animale (età, patologie, razza brachicefala).
- Le alternative, compresa quella di non fare nulla, con le conseguenze.
- Il costo stimato, o il riferimento al preventivo, con cosa succede se durante la procedura serve altro.
- Un recapito a cui il proprietario è raggiungibile durante l'intervento, per decisioni non previste.
- Il nome del veterinario che ha dato le informazioni, data, ora e firma del proprietario.
- La possibilità di revocare il consenso prima della procedura.
Conviene preparare un modello per ogni tipo di procedura e lasciare uno spazio libero per i rischi del singolo paziente. È quello spazio che, in caso di contestazione, dimostra che la spiegazione è stata personalizzata.
Consenso informato e consenso privacy non sono la stessa cosa
Il consenso informato riguarda la cura dell'animale. Il consenso privacy riguarda i dati personali del proprietario: per esempio l'invio di comunicazioni promozionali. Sono due documenti diversi, con regole diverse, e non vanno uniti in un unico foglio. Ne abbiamo parlato nella guida a privacy, consensi e documenti nella clinica veterinaria.
Carta, tablet o firma a distanza
Modulo di carta
Funziona, ma poi va scansionato e collegato alla scheda del paziente. Se resta in un raccoglitore, il giorno in cui serve nessuno lo trova.
Firma su tablet
Il proprietario legge il modulo e firma con il dito o con una penna digitale. Il documento finisce subito nella cartella clinica come PDF. La firma raccolta così è una firma elettronica; il suo valore in giudizio dipende da come è raccolta e conservata, e le soluzioni di firma elettronica avanzata danno più garanzie.
Firma a distanza
Per un intervento programmato si può mandare il modulo al proprietario prima dell'appuntamento, così ha il tempo di leggerlo a casa e arriva con le domande giuste. La spiegazione a voce del veterinario resta comunque necessaria.
Dove e per quanto tempo conservarlo
Il consenso firmato va nella cartella clinica del paziente, accanto alla procedura a cui si riferisce. Per la veterinaria non c'è un termine di conservazione specifico; molte cliniche usano dieci anni, che è il termine di prescrizione ordinaria per le azioni di responsabilità contrattuale. Qualunque scelta facciate, scrivetela nella vostra procedura interna e applicatela a tutti.
Gli errori più comuni
- Far firmare in sala d'attesa, mentre il proprietario è agitato e il cane tira il guinzaglio. La firma c'è, l'informazione no.
- Un solo modulo per tutto, uguale per una sterilizzazione e per una chemioterapia.
- Nessun nome del veterinario: non si sa chi ha spiegato cosa.
- Consensi introvabili, in un archivio diverso dalla cartella clinica.
- Revoche non registrate: il proprietario ci ripensa al telefono e nessuno lo annota.
Come lo gestisce VetDesk
Nella cartella clinica di VetDesk i consensi del proprietario sono nella sua scheda, con lo stato in evidenza: firmati, mancanti o revocati. Prima di un intervento vedi subito se manca qualcosa, invece di cercarlo in un archivio a parte. Documenti e referti si generano in PDF e si inviano al proprietario via email dalla scheda del paziente. I modelli di documento della clinica si configurano durante l'avvio, insieme a prestazioni e listini.

